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Alla ricerca di nuovi paesaggi: il segno trasformativo di Giulia Dall’Olio

Il lavoro di Giulia Dall’Olio s’inserisce nella tradizione della pittura di paesaggio in un contesto marcatamente originale e contemporaneo, che riflette sul profondo disequilibrio creato dall’antropizzazione incontrollata della natura.

Nei disegni l’artista procede per sottrazione, utilizzando diversi tipi di gomme per estrapolare l’immagine da un’iniziale stesura piatta a carboncino, creando effetti di sfumato anche con le mani. Nell’estetica di Giulia Dall’Olio il segno riveste un ruolo fondamentale: tratti rapidi e vigorosi si accompagnano a una natura nel massimo del suo rigoglio e ne evidenziano il lato sublime, vitale e allo stesso tempo minaccioso; impenetrabile, misteriosa e in continuo movimento, sembra fluttuare sospesa nel vuoto.

Nel disegno così come nei dipinti, figurazione e astrazione sono attentamente bilanciate: talvolta il dato naturale è minuziosamente definito, altre sfocato o oscurato; spesso cespugli e rami sembrano assumere una forma plastica, come se la vegetazione volesse esplodere dalla superficie piatta; in alcuni casi la figurazione è accompagnata da interventi di colore, linee saettanti e tratteggiature; le sfumature e le velature morbide degli sfumati sembrano gonfiarsi come mosse dal vento.


Giulia Dall'Olio:  g 19][453 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper

Giulia Dall’Olio: g 19][453 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper, cm 65×50 | Courtesy l’artista e Galleria Studio G7. Foto Franco Francesco Rucci.

Potrebbe raccontare quando e perché ha deciso di indirizzare la sua ricerca al fenomeno dell’antropizzazione? 

Giulia Dall’Olio: Tutto è scaturito da una mostra fatta diversi anni fa sul paesaggio, ha aperto una strada totalmente in sintonia con il mio sentire e che andava di pari passo con l’esplorare in bici e a piedi l’appennino bolognese. Pertanto, è stato molto naturale il portare avanti l’indagine su questa tematica, “aprendo gli occhi” sul reale rapporto uomo/natura, semplicemente guardandomi intorno.

Il procedere con un metodo di sottrazione nei suoi lavori a carboncino come si lega a una riflessione sul mondo naturale e sull’agire umano?

Giulia Dall’Olio: Col passare del tempo ci siamo anestetizzati alla sottrazione. È diventato normale farci sottrarre, sia fisicamente che al nostro sguardo, pezzi di paesaggio incontaminato per costruire e costruire ancora, in territori che sono già saturi di costruzioni e che probabilmente sarebbe stato meglio continuare a vedere incontaminati. 

Nella mia ricerca utilizzo quest’azione di sottrazione con uno scopo contrario a quello umano, ossia quello di dare vita a una natura nuova, analogica e a bassa risoluzione, che è quanto di più lontano esista da quello a cui siamo già abituati nel quotidiano e a cui continuamente ci affidiamo. 

Sottraggo il carboncino che si è aggrappato alla carta con estrema semplicità e con la complicità che da sempre lega il bianco al nero, attraverso ripetitive cancellature eseguite con gomme di diverso tipo, mostrando forme che richiamano alla mente elementi naturali nuovi.

Giulia Dall'Olio:  g 19][454 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper, cm 65x50

Giulia Dall’Olio: g 19][454 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper, cm 65×50 | Courtesy l’artista e Galleria Studio G7. Foto Franco Francesco Rucci.

 La scelta di lavorare senza bozzetti preparatori riflette una visione immediata e intuitiva dell’opera. Come descriverebbe il processo che la porta a formare l’immagine mentale trasferendola poi su tela o carta? Quanta casualità e quanto controllo c’è nei suoi lavori?

Giulia Dall’Olio: Il trasferimento avviene per semplice memoria, eseguo una narrazione di ciò che ho osservato e ciò che ho emotivamente incamerato dall’osservazione della natura attraverso il disegno. Inevitabilmente, a distanza di tempo, la narrazione va arricchita perché qualche pezzo per strada lo si dimentica, ed ecco che nasce qualcosa che assomiglia, ricorda, ma che di fatto non esiste. 

Con molta fatica cerco di imparare a lasciare molto alla casualità e a diminuire drasticamente la presa del controllo sul disegno e sugli equilibri che genera. Bisogna educarsi a lasciar andare. È una fatica enorme disimparare l’esatto opposto di quello che ho appreso nel tempo e consolidato, ma penso che questo possa portarmi alla maturazione del gesto e ad esplorare quanto ancora abbiamo da dirci io e il disegno. 

Qualche volta mi permetto di innescare un dialogo immaginario tra l’utilizzo del colore, traghettatore di emozioni, e quello del carboncino, come fossero opinioni differenti che nel tempo cercano di correggersi a vicenda allo scopo di trovare la loro verità. Un pretesto, forse, per avvicinare e creare un legame tra due facce diverse della stessa medaglia e che nascono dalla stessa mano. 

Giulia Dall'Olio:  g 19][448 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper, cm 65x50

Giulia Dall’Olio: g 19][448 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper, cm 65×50 | Courtesy l’artista e Galleria Studio G7. Foto Franco Francesco Rucci.

L’uso del carboncino rispetto a tempera o olio, o il lavoro con i murales, come influenzano eventualmente (oppure no) l’impostazione estetica dell’opera? 

Giulia Dall’Olio: Materiali e tecniche differenti influenzano moltissimo l’estetica dell’opera, ma senza perdersi nel cambiare medium, anche solo la superficie diversa su cui si opera, già altera prepotentemente il risultato dell’opera. Per questo motivo sperimento carte nuove, sperando sempre di trovarne una migliore di quella che già utilizzo, che mi dia un risultato ancora più imprevedibile. 

Il carboncino deve cadere sul foglio con la stessa consistenza del pigmento puro, come neve, e deve scorrerci sopra come un sasso lanciato sul ghiaccio. Deve scivolare via con velocità, leggerezza e con una forza di attrito quanto più vicino possibile allo zero. Più è difficile da controllare e meglio è.

Ha detto di essersi ispirata, all’inizio del suo percorso, alle pitture murali bolognesi settecentesche, le ‘boscherecce’ di palazzi storici della città.  Qual è il legame tra questi dipinti e la sua visione contemporanea della natura?

Giulia Dall’Olio: Purtroppo non c’è legame concreto tra le cose e non ci potrebbe mai essere, perché la progressione della tecnica e di politiche basate solo sull’economia hanno completamente eliminato ogni possibilità di relazione con quella natura, che trovava un equilibrio con l’essere umano e che probabilmente noi stessi ricercavamo in epoche passate. 

L’unica relazione possibile oggi tra le parti è il continuare a idealizzare, mescolando ciò che è stato e ciò che poteva essere, senza tenere conto di ciò che realmente è. La natura contemporanea la vedo forte, non più così rassicurante, La vedo come qualcosa di inevitabilmente temibile, e forse è giusto così. Non siamo stati in grado di prenderci cura di niente per anni e purtroppo adesso ne respiriamo i risultati a pieni polmoni.

Giulia Dall’Olio: g 19][450 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper, cm 65×50 | Courtesy l’artista e Galleria Studio G7. Foto Franco Francesco Rucci.

Quali altri artisti o movimenti trovano, o hanno trovato, risonanza indiretta nella sua ricerca? C’è qualche eco anche dell’estetica dell’estremo oriente? 

Giulia Dall’Olio: Il mio artista preferito rimane e rimarrà sempre William Kentridge per tecnica, intelligenza di forma e di contenuti, bellezza e sapienza nel modulare il segno in maniera libera e con freschezza. 

Poi amo molto le opere di Basquiat, Warhol, Sheila Hicks, Leonardo Cremonini e infine Martha Jungwirth, per quella libertà di segno e colore che vivono e convivono in una invalicabile bellezza. Per quanto riguarda l’estremo oriente, sicuramente ci sono echi perché ho guardato e studiato l’arte orientale ma ho anche praticato la disciplina del Judo per quasi diciotto anni. 

Da lì ho fatto miei altri echi. Il primo, nella pratica quotidiana della pittura e del disegno, è il ritmo e il rigore che avevo negli allenamenti, da cui non ci si assentava se non per gravi motivi e durante gli stessi si rispettavano i ritmi di riposo e di pratica che venivano impartiti dal maestro. 

Il secondo eco è la ripetizione dello stesso gesto per tantissime volte, per anni, per una vita, in modo da arrivare ad un automatismo che nel momento di massima stanchezza viene fatto in maniera naturale. La mente non si deve più preoccupare di pensare alla sequenza del movimento che deve compiere e, la stessa cosa, mi è accaduta dopo tanti anni di disegno e di cancellature. Il gesto viene naturale e mi permette di non pensare più al singolo ma all’insieme, mi devo solo eventualmente preoccupare di perfezionarlo.

Di recente ha sottolineato l’importanza del segno nella sua ricerca, può dirmi qualcosa in proposito? 

Giulia Dall’Olio: Sempre conseguentemente all’esigenza di educarmi al “lasciare andare”, come accennato precedentemente, mi sto concentrando sullo studio del segno puro e semplice che lavora sul foglio senza schemi. Probabile che questo sia un passaggio necessario per approdare a qualcos’altro, non lo so ancora, lavoro sempre seguendo ciò che sento di dover fare e che mi lascia serena nel momento in cui fermo il carboncino o la gomma.

La lettura di autori come Thoreau, Clement e Mancuso indica una ricerca filosofica sulla natura. Quali sono gli spunti più significativi che ha tratto da questi autori? 

Giulia Dall’Olio: Questi sono rari “compagni di viaggio”, mi hanno permesso di osservare la natura, boschi, giardini e paesaggi con altri occhi; il punto di vista scientifico di Mancuso mi ha disvelato un mondo che non pensavo esistesse, l’affascinante comunicazione tra le piante, il come avviene e quindi lo scoprire quanto siano sensibili e intelligenti. Sono approfondimenti che mi hanno portato a farmi innamorare ancora di più della mia ricerca.

Giulia Dall’Olio: g 19][444 d, 2024, charcoal on canson lavis technique paper, cm 65×50 | Courtesy l’artista e Galleria Studio G7. Foto Franco Francesco Rucci.

Fonti e approfondimenti:

Giulia Dall’Olio (Bologna, 1983) si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vincitrice di numerosi premi, nel 2020 riceve il premio acquisto della Regione Emilia Romagna ed è finalista al premio COMBAT, Livorno e ad Arte e Laguna Prize, Venezia; nel 2019 è finalista alla XX° edizione del PREMIO CAIRO, Palazzo Reale, Milano. L’artista espone in Italia, Germania e Stati Uniti. Tra le principali esposizioni si ricordano: Through the Sign, Varfork Galeria, Budapest, 2023; Imbalance, Kunsthalle Mannheim, Mannheim, 2022; Level 0, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2021; INEFFABLE WORLDS, Tang Contemporary Art, Hong Kong, 2021; Suspension, Massey Klein Gallery, New York, 2018. 

Alessandra Alliata Nobili

Founder e Redazione | Milano
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